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| Trucchi PC Italia Official Collaborator Registrato dal: July 21st, 2010
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Potenza rep: 2 ![]() | Gli hacker si mobilitano per Julian Assange, dopo il blocco delle donazioni online ![]() «Colpiremo chiunque e qualunque cosa cercherà di censurare Wikileaks». E' il «manifesto» degli hacker scesi in campo per Julian Assange, che hanno già colpito ieri i siti di PayPal e PostFinance dopo lo stop imposto alle donazioni al sito e la chiusura del conto svizzero di Assange. «La banca svizzera (PostFinance) che ha chiuso il conto a Assange è stata tirata giù oggi con un attacco Ddos (distributed enial of service, ovvero la negazione del servizio, lo stesso lanciato in più occasioni contro i domini di Wikileaks in questi giorni)» ha annunciato su Twitter «Operation Payback». Qualche ora prima, un altro assalto informatico era stato lanciato contro PayPal, sempre da Operation Payback. Le due società non hanno confermato la notizia. Su Twitter, il gruppo aveva annunciato con anticipo «l’ora X» invitando i membri a «fare fuoco» al momento convenuto. Ora sul web è finito un programma che i pirati pro-Assange invitano a scaricare: serve a lanciare attacchi DDos coordinati contro i «bersagli nemici». Operation Payback è un gruppo di «difensori della pirateria informatica» nato per rispondere ai tentativi di oscurare Torrent e altri programmi di condivisione dei file in rete messi in atto da «hacker pagati dalle aziende» per tutelare il copyright. L’emblema di battaglia è un veliero pirata: ma chi c’è dietro l’operazione? Dal manifesto pubblicato oggi spunta un altro emblema, certamente più significativo per tutta la comunità hacker mondiale. Si tratta di un uomo in giacca e cravatta senza testa: è l’emblema di «Anonymous», il gruppo diventato famoso in tutto il mondo per il «Project Chanology», una campagna contro la ’chiesa' Scientology a colpi di azioni dimostrative di vario genere, violazioni del copyright, che culminò all’inizio del 2008 con una serie di dimostrazioni davanti alle sedi di Scientology in Usa e Gran Bretagna. Anonymous è tra i promotori delle iniziative informatiche in favore dell’opposizione iraniana - assieme ai pirati svedesi lanciarono il «Persian Bay» - e di numerosi attacchi informatici alle istituzioni di governi che - a giudizio del gruppo - «vogliono censurare il web». Decisivo anche il ruolo nella creazione di Operation Payback. Il prossimo bersaglio annunciato è Twitter: «Se il social network continuerà a censurare il dibattito su Wikileaks». E chissà, forse anche i siti di Visa e Mastercard. Dopo Amazon, Paypal e le poste svizzere, infatti, anche Mastercard e Visa Europe hanno deciso di abbandonare Wikileaks bloccando i bonifici che donatori da tutto il mondo versavano via web a favore del sito e ostruendo la via più semplice per supportare concretamente la missione di Assange. Fino a ieri, bastava un clic sulla parola ’donate', un altro sull’opzione di pagamento con carta di credito e il benefattore veniva proiettato su una pagina in cui poteva quantificare - da 10 a 1000 euro - la propria adesione alla missione di Assange. Da oggi, per aiutare Wikileaks bisogna ricorrere a un trasferimento bancario, da destinare a un istituto di credito islandese o a una banca commerciale di Kassel, in Germania. In alternativa, resta l’opzione più antica, ma dall’innegabile «old fashion» come scrive Wikileaks sulla sua pagina web: infilare un mazzetto di contanti in una busta da lettere e inviarlo nella lontana Australia. «Il regolamento Mastercard impedisce ai clienti di impegnarsi o facilitare, direttamente o indirettamente, ogni tipo di azione illegale», è stata la spiegazione fornita dalla statunitense Mastercard. Poche ore dopo Visa Europe ha seguito la sua concorrente, bloccando i finanziamenti di tutti i donatori europei. Ora a Julian Assange non restano che i centinaia di attestati di stima che giungono, ormai da giorni, dai quattro angoli del globo. «We love you», «una mascherata della giustizia» urlavano decine di manifestanti a Londra al di fuori del Palazzo di Giustizia dove Assange tentava di ottenere la libertà provvisoria avvalendosi dell’aiuto di ’star’ come Ken Loach, l’attivista per i diritti umani Jemima Kahn (ex fidanzata di Hugh Grant) e il giornalista australiano John Pilger. Mentre già questa mattina, diversi intellettuali, tra cui l’americano Noam Chomsky, hanno firmato una lettera aperta inviata da un docente e da un avvocato australiani al loro premier Julia Gillard, perchè garantisca «un sostegno forte» ad Assange. | ||||||||||||||||||||
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